Poesie e Scritti


Il Subconscio
(Durante la leva militare)

Il subconscio semi assuefatto dal susseguirsi di situazioni omogenee
nonché movimenti ritmatici senza possibilità di evasione psicologica
crea dell’io uno strumento in balia di una incipiente fobia.



Io non morirò

Amo troppo la natura
ma se proprio dovessi morire
preferirei essere colpito
da un fulmine
e le ceneri
sparse nel vento tempestoso.
Non piangermi,
mi ritroverai in un sasso,
in un filo d’erba, un fiore,
un cane, un uccello,
nel sole e nella luna,
negli occhi di chi ama.
Ma io non morirò.



Un treno per l’alba

Parole frrrettolose percorrono
le strade saltellando qua e là.
Le gambe parlano una lingua strana
ed i capelli di qualunque colore
ammiccano maliziosamente a chi non li vede.
E’ ora che io vada.
Sono appena tornato ed è già ora che io vada.
Sono tornato ed ancora debbo andare.
Il treno ritarda la sua partenza,
pazienza, arriverò in anticipo.
Il treno non è più partito eppure io sono arrivato
anche se in ritardo.
Piove maggiormente nelle pozzanghere
e i sassi stanno a guardare curiosi.
Nervosamente c’è chi passa e il lampione lo saluta
e gli chiede l’ora: “Pazienza, andrò incontro all’alba”.



Cosa avresti preferito?
(dedicato a mio padre)

Ti hanno messo una corona tra le mani,
ma tu avresti preferito uno scalpello.
Non eri un buon cattolico,
ma un ottimo artigiano, questo si.
La tua vita condotta da “bohemien”
con i tuoi vizi, i tuoi viaggi solitari,
le tue passeggiate,
da buon osservatore quale eri,
sapevi trarne profitto.
Le ore trascorse nel tuo laboratorio
hanno lasciato i tuoi frutti.

Ti hanno messo una corona tra le mani,
ma tu avresti preferito un bicchiere di vino,
non importa se genuino o no,
sempre meglio di un bicchiere di acqua,
anche se qualche volta per un bicchiere di troppo
siamo finiti in situazioni incresciose.

Ti hanno messo una corona tra le mani,
ma tu avresti preferito una sigaretta,
grande fumatore quale eri.
Se è vero che essa simbolicamente rappresenta la madre,
tanto tu la desideravi
da non potertene staccare
a costo della tua stessa vita.

Ti hanno messo una corona tra le mani,
ma tu avresti preferito un mazzo di carte.
Scala 40 era il tuo gioco preferito,
lo chiamavi ramino.
Ti arrabbiavi un po’ quando perdevi,
pensavi orgogliosamente che un leone,
tale era il tuo segno zodiacale,
non doveva perdere.
Da leone hai condotto la tua vita,
fino all’ultimo momento.
Ti mancavano le forze
e fortemente le cercavi.
Cercavi la pace …
ed ora l’hai trovata.

Ti hanno messo una corona tra le mani,
ma tu avresti preferito stringere
i nostri cuori.



Pam!

D’un tratto mi sono trovato straniero a Roma.
Eppure quante volte sono passato di là!
Ma questa sera …
è stato diverso.
Luce soffusa. Temperatura mite.
Ma soprattutto …
un animo sereno.



Come un seme

Farsi trascinare dal vento,
non come una foglia morta,
romanticamente
ma come un seme
pronto ad attecchire per terra
e nascere a nuova vita.



Ragno ragno
(tratta da un disegno e da un quadro )

Ragno ragno perché vuoi che io ti segua?
Hai in mente uno dei tuoi abili trucchi?
Sai bene che io non posso camminare come te sulla ragnatela;
E’ vero che mi sei amico e che non ho nulla da temere
ma io ho paura lo stesso. Perché?
Forse perché abiti di solito in posti angusti e bui,
laddove non passa la luce e neanche il tempo,
che pare si sia fermato chissà quanti millenni fa.
Ma questa ragnatela l’hai tessuta qui all’aria aperta, Perché?
E perché allora io ho paura lo stesso?
Caro amico, immaginavo che non saresti mai venuto
a trovarmi in una soffitta e tantomeno in una grotta,
ma non immaginavo di certo che avresti avuto paura
di seguirmi nella mia dimora, fatta qui a cielo aperto,
tra l’altro in una giornata così limpida che invoglia a
qualsiasi avventura.
Se dici di credermi e di avere fiducia in me, allora …
è di te che hai paura!



Dolomie (quando tramonta il Sole)
( tratto da un disegno )

Così aride eppur così belle.
Nude rocce che incutono timore
e sicurezza nello stesso tempo.
Padre di giorno
Madre di sera
Padre di giorno
Madre di sera.



Roccia-Sole-Roccia-sole
(tratta da un disegno )

Innanzitutto roccia-sole perché in assenza della
luce sarebbe solo roccia.
E’ con la presenza del sole che la roccia
acquista tutta la sua bellezza.
Rocce dai più svariati colori,
dal bianco al nero, dal rosa al rosso mattone,
dal lilla al viola più cupo, dal giallo ocre
alla più svariata serie di marrone.
Terre colorate di poesia,
scritte da Mallarmé
e musicate da Strawinsky.
La roccia grida la sua poesia al ruscello
che accarezzandola velocemente la corrode.



Shalom (attraversamento orizzontale)
( tratta da un disegno )

Sono un bianco ma anche un po’ nero,
un po’ giallo, un po’ rosso,
un po’ marrone blu arancione
viola verde rosa
celeste ocra grigio.



E’ forse l’Africa questa qui sotto?
E’ forse l’Africa questa qui sopra?

( tratta da un quadro )

E’ forse l’Africa questa qui sotto?
Ssssoffia il vento sull’erba arida
e una volta verde speranza.
Alito negro cuore ricoperto di mosche,
mani grandi, grandi piedi.
Occhi, occhi profondi
abisso di civiltà perduta.
Radici
Sole- Sole- Sole- Sole
Sabbia
Sale su Cartagine
Sale sabbia sale: 3 s
Se al posto della s di sale
ci fosse la a di acqua allora
potrebbe tornare l’erba di una volta
e il vento soffierebbe ancora sull’erba
una volta arida e ora verde speranza.
Alito negro cuore negro.
E’ forse l’Africa questa qui sopra?



Aonu Gua

AONU GUA RIM TERRIAS COLL ANAT
MAM MUON TIM PUR SEMIR.
DA-GIN CORRIM MIN ORRUG GAI
PIOT UNGA RUMMIS RED TERLIO AR
PALUD ISMIO. (TANIT URSA MIOR NIT)
ALLI SPIN TANTI GAR MATRES TARRUM
BALBIT REAR FRONO GAMMI UNDI.



Una favola per il 2000

Una volta, tanto ma tanto tempo fa, quando c’era solo il silenzio, eppure era musica, esistevano degli uomini brutti ma così brutti da sembrare dei rospi; anzi erano veramente dei rospi. Quando un bel giorno la musica soverchiò il silenzio, allora quasi tutti i rospi cominciarono a danzare ininterrottamente dato che la musica si protraeva all’infinito. Gli altri rimasero ad ascoltare il silenzio. Si fece notte, si fece giorno, col sole e con la pioggia ballavano felici forse, in stato di trance sicuramente. Insomma così trascorsero diverso tempo, quando ad un certo momento uno dopo l’altro si trasformarono in lepri, così che poterono ascoltare ancora meglio quella musica ancestrale che veniva dal profondo dei loro desideri. Saltarellando e rotolando per i prati e dentro il bosco, quasi tutte si chiusero a riccio e poiché ricci divennero rotolarono ancor di più, così da divenire un unico ammasso, una valanga di ricci, che giù per un dirupo cozzò, aprendosi contro una quercia. Così tutti soddisfatti del giuoco appena terminato, si ritrovarono a battere le pinne a tempo di musica. I pinguini iniziarono a fare un girotondo intorno agli alberi, prima a circoli separati poi in fila indiana e a serpentone fra gli alberi. Entrati in un folto cespugli, quasi tutti ne uscirono scalpitando e nitrendo; correndo all’impazzata i cavalli arrivarono davanti ad un recinto molto alto che il primo saltò e che quasi tutti saltarono, in un salto così alto che divenne un volo; un volo che solo le rondini sanno fare. Vola di qua vola di là, vola di giù vola di su, e a proposito di su, quando non c’era il sole a suonare la musica oppure quando era coperto da nuvole, erano quest’ultime a suonare per lui; di notte era la luna a suonare da sola o in coro con le stelle. Dunque, volando volando arrivarono sopra il mare, una si tuffo e quasi tutte si tuffarono, le altre rimasero ad ascoltare il silenzio. Da sotto l’acqua saltò fuori un delfino, poi due poi tre e così via, alternandosi in una serie di tuffi e giuochi intelligenti che solo loro sanno fare. Giuoca tu che giuoco io, si ritrovarono quasi tutti a rincorrersi sulla terra ferma e a prendersi a cornate e a ballare e belare come capre, poiché capre erano diventati. Salirono, salirono su per la montagna, così come solo loro sanno fare. Arrivate la maggior parte sulla cima, non rimase altro da fare che buttarsi giù a capofitto nel vuoto. Fu così che le aquile cominciarono a volteggiare sopra le cime più alte, sperando un giorno di diventare degli aquiloni. Dopo l’ennesima picchiata andando giù più velocemente del solito, qualcuna si trasformò in gabbiano, le altre rimasero ad ascoltare il silenzio. Volando ora a schiera come uno stormo d’aerei, passarono radenti al suolo e qualcuno vedendo un cumulo colorato di rifiuti ne fu attratto e tutti quelli che ne furono attratti non appena misero i piedi per terra, cominciano a battere le mani a tempo di musica e più battevano più le penne cadevano, per ultimo cadde il becco già logoro ancor prima di aver iniziato il grave pasto. Danzando intorno al fuoco, non più brutti come rospi ma meno intelligenti dei delfini, gli uomini e le donne ebbri e satolli cominciarono ad accoppiarsi come fossero degli animali.



Un grido

Un grido,
ci vorrebbe un grido cosmico,
come quello lanciato dal quadro di Munch.
Un monito che raggiunga le menti
di tutti gli uomini
e che faccia capire
che siamo venuti al mondo per amarci.
Amare è il verbo più importante
ma che non sappiamo ancora
coniugare bene. ( male ).



Grande quercia
( Performance Soratte )

GRANDE QUERCIA
SANA NON MARCIA
ERCIA-ARCIA
ALTAMENTE FRONZUTA
UTA-UTA
PELLE DURA
CARNE LIGNEA
URA-GNEA
RADICI SOTTO
RAMI SOPRA
SOTTO-SOPRA
RESPIRI LUCE
EMANI ARIA
E-A
FAI OMBRA
LARGA OMBRA
BRA-BRA
PER NULLA TI ERGI
SUL MONTE SOLITARIO
PER-GI
SUL-IO



EXPLORER

Astronave dell’arte
proiettata nel futuro.
All’interno i colori dell’universo.
Vissuta da etero-geni mutanti
che si alimentano parlano
(tra i miei silenzi siderali)
giocano a mandar 15 piccoli pianeti
nei loro rispettivi buchi neri,
tra suoni celestiali
che si diffondono nell’etere.
(e i miei lavori che per incanto
si trasformano in dischi volanti)