Luigi Milazzo, oggi in arte Milay, è nato a Roma nel 1952, vive ed ha lo studio a Rignano Flaminio(RM), in vista del Soratte, la montagna di Sant’Oreste che sarà molto importante per la sua crescita artistica, dove troverà come proprio archetipo dell’inconscio collettivo la Dea TANIT, (divinità fenicio-punica).
Da lavoratore-studente ha frequentato ed ottenuto i Diplomi del Liceo Artistico e dell’Accademia di BB.AA di Roma. Il suo primo approccio all’arte fa riferimento alla pittura impressionista ma subito capisce che questo tipo di pittura non lo stimola nella fantasia, quella che in realtà gli preme di più. Sarà il surrealismo (Mirò, Klee, Brauner) la vera base di partenza di un percorso veloce che passerà attraverso l’informale (Novelli, Manzoni, Burri, Klein). Nella fase informale che lo vede emulo di Burri nell’uso della tela di juta e di Novelli nell’uso della scrittura, si ritrova a valorizzare la tela tingendola solamente, tralasciando la pittura su di essa: (serie dei fiocchi).
Al ritorno da un breve periodo di vacanza in Messico, sente il bisogno di riusare i colori. Sarà il passo indietro che servirà per fare il grande salto in avanti. Pochi quadri dipinti ed ecco che sente la necessità di coprire anche se in parte, i lavori con materie varie: sabbia, tempera, terra, ecc. Seguono delle performance: trapanazione nella sabbia con immissione di oggetti (Sicilia), nelle cavità della roccia e in tasselli praticati nei tronchi di alberi (Soratte, Rignano). Poi ecco il salto: un disegno gli suggerisce la strada: incenerire il lavoro. Un po’ di indecisione iniziale, poi segue il consiglio della Musa. Il disegno viene combusto e l’evento ripreso con una telecamera, dalla moglie sbigottita.
In seguito i dipinti seguono sistematicamente la stessa sorte.
Con questa azione non fa altro che portare alle estreme conseguenze il messaggio portato sia da Burri che da Klein. Le ceneri vengono contenute in una teca di plexiglass trasparente che ha le dimensioni della tela in origine (serie degli EX e creazione del logo PIRA-MIDA con cui marchia gran parte dei suoi lavori). Poi decide di concentrare le ceneri mettendole un contenitore cilindrico, sempre di plexiglass, del diametro di cm.20, dove l’altezza (cm.1-2) varia a seconda della quantità delle ceneri e il cilindro posto al centro di un disco di pvc bianco del diametro di cm. 100, spesso cm. 0,4 (serie delle Essenze). Successivamente immette le ceneri in un nucleo sferico che varia di dimensione sempre a seconda della quantità della cenere che deve contenere e questo inglobato dentro un’altra sfera di plexiglass più grande (diam. cm.25) che tiene tramite dei raggi il nucleo centrale (serie delle Entità). Gli ultimi lavori saranno essenzialmente nuclei privi delle sfere esterne che comunque davano un certo estetismo all’opera; quell’estetismo che ha voluto eliminare dai lavori con le prime combustioni.
Il messaggio dell’artista è di natura filosofico-esoterica: l’opera annullata dalla sua esteticità, permane nella sua essenza, una entità carica di energia. Oggi l’artista ritenendo esaurita la fase delle combustioni si è preso una pausa di riflessione, durante la quale si è immerso in letture di filosofia tra cui quella buddista. Già all’epoca della scoperta della divinità Tanit era venuto a conoscenza dell’antica città di Milazzo chiamata “Mylai” e l’idea di darselo come pseudonimo lo aveva solleticato ma forse non era ancora il momento giusto e quindi continuò firmando col proprio cognome. Ora invece l’ha adottato modificato in “Milay” seguito dall’età che ha nel momento di firmare il lavoro. Questa è una presa di posizione che vuole prendere le distanze dal cristianesimo da cui è da molto tempo critico e sentendosi più vicino al buddismo ma non convinto tanto da adottarne la sua data, ha ritenuto opportuno datare i suoi lavori con la propria. Lavori che ultimamente sono tra i più disparati: dalle performance al restauro di oggetti e mobili, dalla pittura alla fotografia.
